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PP8 - Istituto per la tutela dei beni culturali della Slovenia / Zavod za varstvo kulturne dediščine Slovenije

Introduzione al testo “Tutela Giuridica del patrimonio culturale immobile in Slovenia”

Cos’è la tutela giuridica del patrimonio culturale

Thesaurus del progetto Herein definisce il concetto di “tutela giuridica” del patrimonio culturale come “potere legalmente concesso, attraverso il quale viene tutelato un determinato elemento del patrimonio, solitamente edificio o monumento, nei confronti di qualsiasi intervento o modifica che potrebbe danneggiare le condizioni o la natura del bene in questione”.2 Secondo questa interpretazione, la tutela giuridica del patrimonio culturale, rappresenta soprattutto una garanzia formale sulla base di atti giuridici, regolamenti o atti amministrativi. Nel nostro ordinamento questi si presentano ad esempio sotto forma di atti di proclamazione dei monumenti, decreti relativi a scavi archeologici, condizioni e autorizzazioni in materia di tutela del patrimonio culturale, ordinanze di ispezione, misure finanziarie e altro.

In Slovenia, la tutela giuridica del patrimonio culturale viene solitamente intesa in modo più ampio: come un insieme di tutti i provvedimenti legislativi, organizzativi, finanziari ed altri tipi di provvedimenti attuati dalle Autorità, indirizzati alla tutela, alla conservazione e al ripristino del patrimonio culturale. Tutti questi provvedimenti hanno un fondamento giuridico nella normativa sia a livello nazionale che locale. L’ordinamento giuridico in materia di tutela del patrimonio culturale rappresenta forse l’esempio più netto e complesso della così detta “legislazione in materia di tutela”, ossia di una serie di regolamentazioni il cui scopo principale è quello di tutelare un determinato bene (patrimonio culturale, terreno agricolo, bosco, acque, beni naturali e altro). La caratteristica di base della tutela giuridica di un bene è rappresentata principalmente dalla determinazione del regime di utilizzo e disposizione di questo bene. Ogni restrizione, divieto o ordinamento riguardante l’utilizzo o la disposizione di un certo bene, rappresenta per il proprietario una limitazione di autonomia nella fruizione del bene stesso. Quando un bene, soggetto a tutela, è di proprietà privata, è possibile che insorgano delle discrepanze tra l’interesse pubblico da un lato e l’interesse del proprietario dall’altro, nella gestione ed il diritto di disporre del bene, soggetto a tutela.

Questo tipo di conflitto è particolarmente frequente nell’ambito della tutela del patrimonio culturale. I motivi possono essere molteplici. Il primo deriva dal fatto che gran parte del patrimonio culturale è di proprietà privata: quasi ogni edificio o sito archeologico soggetto a tutela rappresenta per molti una casa, un ufficio, un locale, un campo, un orto o qualche altro tipo di proprietà. Il secondo motivo invece è dovuto al fatto che l’interesse per la conservazione del patrimonio culturale è sovente in discordanza con gli interessi del proprietario del bene stesso. A differenza di quanto solitamente accade per i terreni agricoli, dove l’interesse pubblico per la loro tutela (mantenimento del suolo fertile) è sovente compatibile con l’interesse del proprietario (accrescimento del reddito derivante dalla lavorazione), la compatibilità tra l’interesse pubblico e quello privato in termini di tutela del patrimonio culturale, invece, non è sempre possibile, automatica o facilmente raggiungibile.

Le norme in materia di tutela del patrimonio culturale, oltre a garantire l’interesse primario, ovvero quello di salvaguardare i beni culturali dal danneggiamento o dall’alterazione, hanno anche altri due obiettivi che sono altrettanto importanti. Il primo obiettivo è quello di tutelare i diritti e gli interessi dei proprietari e dei fruitori dei beni, nei casi in cui i loro interessi non fossero compatibili con l’interesse pubblico di tutela del patrimonio culturale. La legislazione in materia di tutela del patrimonio culturale deve prestare uguale attenzione sia alla tutela dei beni culturali che alla tutela degli interessi dei loro proprietari o fruitori. Le norme in materia di tutela del patrimonio culturale non rappresentano dunque solamente uno strumento per l’attuazione di un interesse pubblico, ma anche uno strumento basilare per la tutela dei diritti costituzionali dei proprietari e dei fruitori del patrimonio. Il terzo obiettivo della legislazione in materia di tutela del patrimonio culturale è quello di raggiungere la massima compatibilità possibile tra l’interesse pubblico e quello privato, del bene soggetto a tutela, riducendo in tal modo il conflitto d’interesse sopra descritto. La legislazione deve garantire e rendere possibile l’attuazione di provvedimenti, attraverso i quali il patrimonio culturale non si tramuti in un peso, bensì in un beneficio per i suoi proprietari.

Vista la complessità che caratterizza gli obiettivi degli ordinamenti, le varie disposizioni in materia di tutela del patrimonio culturale si differenziano notevolmente, sia in Slovenia sia negli altri sistemi giuridici, in termini di contenuti e ordinamenti. La legislazione in materia di tutela dei beni culturali, in senso orizzontale, si estende solitamente anche su altri campi dell’ordinamento giuridico, comprendendo il settore finanziario, le politiche in materia fiscale e doganale, il diritto civile giurisdizione civile e penale, la formazione ed altri settori. In senso verticale, invece, sussiste solitamente un ordinamento degli atti che regolano la tutela del patrimonio culturale: una legge di base in materia di tutela del patrimonio culturale che viene attuata attraverso le norme di attuazione e dei singoli atti subordinati alla pubblica amministrazione e a livello locale.

 

Un’importante fonte che contiene le norme giuridiche in materia di patrimonio culturale è il diritto internazionale, soprattutto i trattati internazionali multilaterali e bilaterali che riguardano il patrimonio culturale, i quali vengono applicati sia direttamente ai soggetti che ne fanno parte, che indirettamente attraverso un trasferimento degli stessi nel proprio ordinamento giuridico. Un importante aspetto del diritto internazionale è rappresentato dalle norme internazionali in materia di tutela del patrimonio culturale, applicate dalle organizzazioni internazionali. Dalla posizione giuridica di una determinata organizzazione internazionale, solitamente stabilita attraverso un accordo internazionale e statuto, dipende quanto siano vincolanti per gli Stati membri i documenti e le norme ovvero le linee guida, che non sono vincolanti, fino alle norme vincolanti, in merito alle quali gli Stati membri hanno l’obbligo di redigere rapporti e, in caso di gravi violazioni, possono insorgere anche delle conseguenze.

Un capitolo particolare del diritto internazionale, volto alla tutela del patrimonio culturale riguarda l’ordinamento giuridico comunitario. Poiché dal punto di vista di tutela del patrimonio culturale questo tipo di norme giuridiche si limitano alla sola regolamentazione di altri settori, in questo contesto non verranno trattate, perché nonostante siano collegate alla tutela del patrimonio culturale non hanno su di essa un’influenza diretta. Vorremmo comunque menzionare che la normativa comunitaria in materia di libera circolazione dei beni regola indirettamente solamente la restituzione dei beni culturali illecitamente sottratti dal territorio degli Stati membri e l’esportazione di beni culturali verso gli Stati che sono al di fuori del territorio doganale dell’Unione europea. In entrambi i casi, sia per la restituzione sia per l’esportazione, i beni culturali sono esclusi dalle disposizioni generali del trattato che istituisce la Comunità europea in materia di libera circolazione dei beni, qualora l’ordinamento nazionale disponga di basi per un regime particolare di trasferimento di tali oggetti dal territorio nazionale. Per quanto riguarda la gestione del patrimonio culturale vengono in parte applicate anche le normative comunitarie in materia di tutela dell’ambiente, concretamente quelle che definiscono gli obblighi per la valutazioni dell’impatto ambientale, la gestione dei rischi in caso di alluvione, ecc. Inoltre, sulla tutela del patrimonio culturale hanno un effetto indiretto anche numerose altre disposizioni comunitarie, come ad esempio quelle relative alla standardizzazione dei prodotti, delle sostanze chimiche, all’efficacia energetica, alla sicurezza antincendio, ecc.

Nel 2000, il Consiglio d’Europa ha elaborato delle istruzioni per la redazione di normative ed altre disposizioni in materia di tutela del patrimonio culturale. Queste istruzioni rappresentano una sintesi delle normative internazionali in materia di tutela relative ai programmi di consultazione tecnica per gli Stati membri del Consiglio d’Europa. Poco tempo fa è stata pubblicata una nuova edizione di queste istruzioni, la quale include la normativa aggiornata in materia. Le istruzioni originali e quelle integrate sono suddivise in tre parti principali, che rappresentano le tre principali tipologie di patrimonio culturale, solitamente oggetto di tutela giuridica. Queste sono:

- il patrimonio architettonico,

- il patrimonio archeologico,

- il patrimonio culturale mobile.

Qui va aggiunto che, in termini di tipologie a sé stanti del patrimonio culturale, in questa cornice non vengono inclusi il paesaggio culturale e il patrimonio culturale “vivo” ovvero immateriale, forse anche perché parzialmente considerati categorie di tutela nell’ambito delle tipologie sopra menzionate (il paesaggio culturale come categoria “area di tutela del patrimonio culturale” e il patrimonio “vivo” come “sapere e conoscenza del patrimonio” o come “valore” del patrimonio culturale). Una particolare attenzione va indirizzata al termine “patrimonio architettonico”; inteso nel contesto della terminologia utilizzata dal Consiglio d’Europa, delineata nei primi anni settanta del secolo scorso attraverso la Carta europea del patrimonio architettonico e codificata internazionalmente negli anni ottanta con la cosiddetta Convenzione di Granada. Entrambi i documenti definiscono il “patrimonio architettonico”, così come da noi viene definito il “patrimonio culturale immobile”, ad eccezione del patrimonio archeologico. Di conseguenza diventa comprensibile la suddivisione delle istruzioni sopra menzionate nelle tre tipologie di base; ovvero in beni architettonici, archeologici e mobili.

Se consideriamo il modo in cui le istruzioni suddividono la tutela giuridica in maniera tematica, possiamo constatare che tutte tre le sezioni hanno alcuni capitoli in comune e altri che determinano le peculiarità delle singole sezioni. I capitoli comuni sono i seguenti:

- la definizione della tipologia del patrimonio (architettonico, archeologico, mobile),

- l’identificazione (inventario) e scelta dei beni destinati alla tutela,

- i livelli di tutela,

- la conservazione globale,

- lo sviluppo sostenibile e

- il coinvolgimento della comunità nella tutela.


Inoltre, nell’ambito del patrimonio architettonico, vengono illustrate in particolar modo:

- le misure di tutela di singoli beni culturali, degli insiemi di beni culturali e delle aree,

- le misure amministrative,

- la partecipazione del pubblico, delle organizzazioni non governative e delle comunità locali, nonché

- le misure finanziarie.

 

Riguardo al patrimonio archeologico vengono elaborate le seguenti particolarità:

- le disposizioni in materia di reperti archeologici e del diritto di proprietà degli stessi,

- le riserve archeologiche,

- gli scavi, le ricerche e la documentazione,

- il patrimonio archeologico subacqueo,

- la gestione, il restauro e la pianificazione gestionale,

- l’accesso del pubblico al patrimonio archeologico,

- la disciplina archeologica,

- le misure di attuazione.

In materia di beni culturali mobili, invece, i capitoli riguardano:

- le collezioni pubbliche,

- i beni culturali mobili come parte dei beni culturali immobili,

- il commercio dei beni culturali mobili e

- la resa dei beni che fanno parte del patrimonio culturale.

 

Il presente dibattimento ha lo scopo di illustrare la tutela giuridica dei beni culturali immobili, per cui cercheremo di delineare come vengono regolati i predetti temi nell’ambito dell’ordinamento giuridico sloveno, ad esclusione di quelli che riguardano solamente la tutela dei beni culturali mobili. Tuttavia, il nostro dibattimento non verrà suddiviso in base ai capitoli riportati nelle istruzioni. Al contrario, procederemo con la suddivisione per contenuti in materia di tutela, come definita dal sistema Herein menzionato nella parte introduttiva. La cornice tematica del sistema Herein ha lo scopo di illustrare le politiche in materia di tutela e di rendicontare come i singoli Stati membri del Consiglio d’Europa applicano queste politiche. L’intento invece della nostra presentazione è molto meno ampio, in quanto ha lo scopo di presentare la tutela giuridica del patrimonio culturale in Slovenia. Pertanto, adatteremo il sistema Herein al nostro scopo (meno ampio), che presentiamo di seguito:

- base giuridica per l’organizzazione della tutela dei beni culturali immobili,

- disposizioni di legge in materia di identificazione e documentazione del patrimonio culturale,

- disposizioni per la conservazione e la gestione dei beni culturali,

- basi giuridiche per il finanziamento della tutela,

- disposizioni in materia di accesso al patrimonio culturale e interpretazione dello stesso, nonché

basi giuridiche riguardanti il sistema informatico di tutela. 

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